Ganna, Ciccone, Carapaz: perché ora i contratti si rompono
Ganna, Ciccone e Carapaz hanno lasciato prima della scadenza. Perché succede sempre più spesso, secondo l'agente di Pogačar, e cosa cambia per i tifosi.
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Iscriviti gratisScritto dalla redazione di Velunite

Il 13 ottobre Filippo Ganna è diventato ufficialmente un corridore della Lidl-Trek, con un contratto fino al 2029. Con la Ineos ne aveva uno fino alla fine del 2027. Nella stessa settimana Giulio Ciccone ha lasciato la Lidl-Trek per la Pinarello-Q36.5 e Richard Carapaz ha salutato la EF Education per la NSN, anche lui con un contratto ancora in corso. Tre addii in pochi giorni non sono un caso, e a spiegare perché ci ha pensato il procuratore di Pogačar.
Cosa è successo, in ordine
Ganna correva con la squadra britannica dal 2019: otto stagioni, secondo Domestique, e un contratto che, a leggere le cronache del 2022, arrivava a fine 2027. OA Sport ha dato l'annuncio della Lidl-Trek il 13 ottobre, con il contratto fino al 2029 e una frase che dice molto: Ganna è contento di ritrovare Jonathan Milan, che definisce 'una persona eccezionale'.
Ciccone ha lasciato la Lidl-Trek con un contratto ancora in corso e ha firmato con la Pinarello-Q36.5: tre anni, secondo CyclingUpToDate. Carapaz, per Sporza, aveva ancora un contratto con la EF Education-EasyPost e ha firmato con la NSN. Jonathan Vaughters, il capo della EF, ha detto a Cyclingnews che lasciarlo andare era 'la via semplice' per tagliare i costi. Nello stesso mercato anche Sam Welsford ha lasciato la Ineos in anticipo, per la Jayco AlUla.
Quanto abbia pagato chi ha preso questi corridori non lo sappiamo: nessuna delle fonti che abbiamo letto lo dice, e non vogliamo inventare cifre.
La spiegazione di Carera
Carera, procuratore di Pogačar e dello stesso Ciccone, ne ha parlato con la Gazzetta dello Sport, e la sua analisi è stata ripresa da Cyclingnews e Domestique. Il primo punto: i contratti sono diventati molto più lunghi. Con un biennale, se qualcosa non va, aspetti la scadenza; con cinque anni davanti le cose cambiano, e crescono le probabilità di litigio e di rottura.
Il secondo punto riguarda chi comanda. Fino a cinque o sei anni fa le squadre erano spesso in mano a ex corridori senza grandi piani, oggi dietro ci sono sponsor come UAE, Decathlon, Lidl e Red Bull, che vedono il ciclismo come un investimento strategico. Un dato che ci ha colpito: secondo Carera, un budget da 25 milioni nel 2020 era tra i più ricchi del gruppo, oggi sarebbe tra i cinque più piccoli.
E i numeri: fino a pochi anni fa una rottura anticipata capitava circa una volta ogni tre anni, adesso Carera ne stima una decina all'anno. Lo spartiacque, per lui, è dicembre 2023, quando Cian Uijtdebroeks passò dalla Bora alla Visma. Dopo quel caso, secondo Cyclingnews, l'UCI ha chiesto un accordo a tre, tra corridore, vecchia squadra e nuova squadra, prima di un passaggio a metà contratto. Lo scriviamo con le pinze: l'articolo di Domestique non lo menziona.
Gli esempi sono già tanti. Remco Evenepoel ha lasciato la Soudal Quick-Step con un anno di anticipo, e la squadra ha confermato di aver ricevuto un indennizzo. Juan Ayuso aveva un contratto fino al 2028 con la UAE e ha firmato cinque anni con la Lidl-Trek. Pogačar, invece, è l'eccezione: il contratto con la UAE arriva al 2032 e la clausola di uscita, per Carera, è 'quasi simbolica', perché nessuno può permettersi di attivarla.
Il nostro punto di vista
Noi stiamo a metà, e non è un modo elegante di non scegliere. Da una parte un corridore è un lavoratore, e se qualcuno gli offre un progetto migliore o più soldi, e la sua squadra attuale acconsente, trovare un accordo è normale. Dall'altra c'è una cosa che ci dispiace: la maglia, per un tifoso, dovrebbe voler dire qualcosa. Se il contratto è un prezzo da pagare più che una promessa, il legame tra corridore e squadra diventa più debole di quello tra tifoso e corridore.
Una frase da portarsi via: nel ciclismo di oggi un contratto non è più una promessa, è un prezzo. Magari è troppo cinica come sintesi, ma a giudicare dalle cifre di Carera è difficile dire che sbagli.
Ci resta anche un dubbio: se le rotture diventano una decina all'anno, a pagarne il conto sono le squadre piccole e quelle di sviluppo, che formano i corridori e se li vedono portare via. Non abbiamo dati per dire quanto succeda davvero, per questo lo lasciamo come domanda.
E noi, che non abbiamo contratti
Il bello dei giri di gruppo è che l'unica penale per cambiare compagnia è un po' di imbarazzo al bar. Se la domenica ti trovi meglio con un altro gruppo, vai. Nella pagina dei giri di gruppo di Velunite trovi chi esce vicino a te, e nel Calendario 2027 le gran fondo e le corse dove incontrare gli altri.
Tu da che parte stai: è giusto che un corridore possa andarsene quando vuole, o un contratto firmato va rispettato fino alla fine? E per te conta di più la maglia o chi la indossa? Scrivicelo nei commenti.
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