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25 ottobre 2026

Venezia, 2:07:31: record e una borraccia persa nel finale

Venicemarathon 40ª: record del percorso in 2:07:31 e Jerono che perde la borraccia e vince lo stesso. I conti sul ritmo e cosa copiare nella tua maratona.

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Scritto dalla redazione di Velunite

Venezia, 2:07:31: record e una borraccia persa nel finale
Foto: Venicemarathon (foto d'archivio, probabilmente 2008, non dell'edizione di quest'anno): Dariozo, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Questa mattina, domenica 25 ottobre, nella 40ª Venicemarathon il keniano Peter Kwemoi Ndorobo ha vinto in 2:07:31, nuovo record del percorso. Ma la scena che ci è rimasta in testa è nella gara femminile: Jackline Jerono ha perso la borraccia all'ultimo ristoro, si è fermata a riprenderla ed è riuscita a vincere lo stesso, per sette secondi. I dati sono quelli pubblicati in giornata da FIDAL e Sportface: le classifiche definitive potrebbero cambiare di qualche secondo.

Uomini: tre sotto il vecchio record

Dietro Ndorobo sono arrivati l'etiope Berhanu Tarto Yatede in 2:07:47 (le due fonti scambiano l'ordine di nome e cognome) e il keniano Dickson Simba Nyakundi in 2:07:56, tutti e due al loro primato personale, secondo FIDAL. Il record precedente era di 2:07:41, dell'ugandese Solomon Mutai nel 2023: Ndorobo l'ha migliorato di dieci secondi e, scrive Sportface, tutti e tre i primi l'hanno battuto. Otto uomini hanno chiuso sotto 2:10.

Il gruppo è rimasto compatto a lungo: quindici corridori insieme al passaggio della mezza in 1:03:39. A decidere è stato il Ponte della Libertà, dove Ndorobo ha preso il largo, racconta la FIDAL.

Facciamo i conti. 2:07:31 sono 7.651 secondi: fa circa 3:01 al chilometro, per 42 chilometri e rotti. La seconda mezza è durata 1:03:52, cioè 13 secondi più della prima. Praticamente un ritmo uguale dal primo all'ultimo chilometro. Una settimana fa a Chicago la seconda metà era costata 27 secondi, e ad Amsterdam i primi erano andati più forte nella seconda parte: ne abbiamo scritto negli articoli su Chicago e Amsterdam. Tre maratone, tre varianti dello stesso tema: chi corre regolare vince.

Donne: la borraccia

La vincitrice è la keniana Jackline Jerono in 2:26:16, con un primato personale migliorato di oltre cinque minuti. Seconda l'etiope Alemaz Teshale in 2:26:23, al suo debutto sulla distanza; terza Worknesh Alemu Mola in 2:28:46. Cinque atlete sono passate insieme alla mezza in 1:14:02.

Poi il ristoro. Jerono ha lasciato cadere la sua borraccia all'ultimo punto di rifornimento, ha dovuto fermarsi a recuperarla, ha rimontato e ha superato Teshale. Quanto tempo abbia perso, non lo dicono né FIDAL né Sportface: sappiamo solo che alla fine il distacco è stato di sette secondi. Il suo ritmo medio è stato di circa 3:28 al chilometro.

Una cosa che ci siamo chiesti: ti saresti fermato anche tu? Noi, probabilmente, avremmo lasciato perdere la borraccia e ci saremmo accontentati di un bicchiere dopo. Lei ha scelto di fermarsi e ha avuto ragione, ma è una decisione da professionista con una gamba che glielo permetteva. Non facciamo di un episodio una regola.

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Acqua alta e un ponte

Un dettaglio da leggere con prudenza, perché lo scrive una sola fonte: secondo Sportface, in mattinata c'era acqua alta in laguna, con un picco di marea di 95 centimetri alle 9:45, e la pavimentazione all'ingresso in città era ancora scivolosa. Il passaggio dei primi nel centro storico era previsto dopo le 11:30. La stessa fonte sostiene che le condizioni abbiano favorito una gara veloce.

Chi la Venicemarathon l'ha corsa sa che i ponti, soprattutto gli ultimi, spezzano il ritmo più di quanto dica il grafico altimetrico. Se pensi di farla l'anno prossimo, nella nostra guida alla Venicemarathon trovi percorso e consigli.

Cosa copiare, in scala

Non siamo professionisti e non pretendiamo di esserlo, ma tre cose si possono prendere in prestito. La prima è la regolarità: se punti a 4 ore, il ritmo medio è circa 5:41 al chilometro, e passare la mezza in 2:00 è un buon punto di partenza. Il calcolatore di tempo maratona fa il conto per te. La seconda è provare i rifornimenti in allenamento: bere da un bicchiere o da una borraccia mentre corri è un gesto che si impara. La terza è decidere prima, a tavolino, cosa fai se qualcosa va storto: la borraccia che cade, il gel che scivola. Non è un piano di allenamento né un consiglio medico, è solo un modo di leggere la gara.

Il prossimo grande appuntamento è la maratona di New York del 1 novembre: ne abbiamo parlato nell'articolo su New York 2026 e i tre azzurri.

Tu hai mai perso una borraccia o un gel in gara? Ti sei fermato a riprenderlo o hai tirato dritto? Scrivicelo nei commenti: siamo curiosi di sapere come la pensano i runner veri.

giornalerunning

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